La fascite plantare: cos’è e come curarla

La Fascite Plantare rappresenta la più comune patologia del piede, potendo colpire non soltanto nell’età avanzata della vita ma anche e soprattutto i giovani sportivi invalidandone l’attività sportiva praticata.

Il dolore si presenta alla “pianta” del piede e corrisponde ad una infiammazione-degenerazione del legamento arcuato, cioè di quel legamento posto fisiologicamente tra il calcagno e le dita con funzione di rinforzo e stabilità della “pianta” del piede.

Questo legamento viene particolarmente “stirato” nella corsa e nel salto potendo provocare, a lungo andare, una infiammazione-degenerazione che inizia a dare i suoi segni dolorosi solitamente dapprima al tallone e successivamente propagandosi a tutta la “pianta” del piede, sino alle dita.

E’ classico il dolore percepito nell’appoggio del piede al terreno dopo il riposo notturno.

I microtraumi ripetuti, il sovraccarico, il sovrappeso, i disturbi posturali, l’utilizzo di inidonee calzature o plantari sono coinvolti nel dar corso alla patologia.

Particolarmente a rischio sono: i corridori di fondo, i saltatori ed i calciatori, ma gli sportivi in genere.

TRATTAMENTO

Effettuata una corretta diagnosi, il trattamento si basa, nelle fasi iniziali, di riposo e farmaci antinfiammatori, con lo “scarico” del peso corporeo dal piede, sino all’utilizzo di bastoni canadesi. Localmente può essere utilizzata l’applicazione di ghiaccio e di antinfiammatori in forma topica (pomate).

La ripresa deve essere correttamente guidata dal fisioterapista con esercizi di graduale allungamento.

E’ molto utile la tecar terapia, che risulta idonea al ripristino biologico dei tessuti danneggiati, gli ultrasuoni utili nella riduzione del gonfiore e del dolore infiammatorio, il taping kinesiologico utile nella riduzione delle tensioni muscolo-tendinee. Ma soprattutto risultalo utili i plantari a calco che rappresentano il miglior rimedio per curare e prevenire la fascite plantare, consentendo una deambulazione ed attività sportiva libera dal dolore invalidante.

Ricordiamo inoltre i tutori notturni che tenendo il piede disteso evitano in particolare il dolore mattutino alla ripresa della deambulazione. Al tutore notturno va associato al risveglio un massaggio della “pianta” del piede, seguendo le indicazioni del fisioterapista.

In ultimo si ricorda l’indispensabile utilizzo di calzature idonee, nel giusto bilanciamento tra comodità e contenimento, naturalmente predisposte al plantare.

Di solito queste misure sopracitate riescono ad essere risolutive evitando l’intervento chirurgico-ortopedico.

Presso l’Ortopedia Sanisfera puoi trovare tutte le figure professionali ed i rimedi utili alla prevenzione, diagnosi e cura della fascite plantare.

Dita a martello: cause e terapie

Le dita a martello rappresentano una delle più frequenti deformità del piede. Sono caratterizzate dal posizionamento rigido di una o più dita nella posizione di “martelletto”, così come quelli che battono sulle corde del pianoforte; ciò deriva da una alterazione delle articolazioni interfalangee (delle ossa delle dita stesse) e delle articolazioni metatarso-falangee (cioè fra la parte mediale del piede e le dita distalmente). Questa patologia consegue alla rottura delle capsule articolari con la relativa fissazione delle dita nella posizione flessoria prossimalmente ed estensoria distalmente.

Le cause determinanti sono molteplici (reumatologiche, nervose, da mal posizionamento nelle calzature, etc.) ma tutte concorrono a determinare, infine, uno squilibrio dei muscoli e dei tendini delle articolazioni interessate, con infiammazione dolorosa e rottura delle capsule articolari.
In molti casi, come già espresso, possono essere conseguenti ad un inadeguato posizionamento del piede nella calzatura, protrattosi troppo a lungo nel tempo.

Le dita a martello producono una sofferenza che si ripercuote nella deambulazione con la comparsa localmente di dolore causato dall’infiammazione connessa alla non fisiologica posizione delle dita durante le fasi del passo; si possono inoltre, per la deformazione produrre callosità e/o ulcerazioni, in relazione allo sfregamento del piede nella scarpa. Non va inoltre trascurata la dimensione estetica che questa patologia produce.

In ultima analisi si può senz’altro affermare che questa patologia, se non adeguatamente trattata, induce a camminare male e con dolore nella vita quotidiana, non avendo la possibilità di regredire spontaneamente.

La terapia si divide in due grandi linee:

  • Conservativa con l’utilizzo di calzature comode e plantari a calco, così da restituire un fisiologico appoggio delle dite del piede durante la deambulazione, riminuisce l’infiammazione ed il dolore articolare; la comodità della calzatura associata al plantare riduce la possibilità che si creino ulcere e/o callosità. E’ necessaria una integrazione collaborativa, affinché questo accada, tra tecnico ortopedico e podologo con periodiche visite di controllo con finalità preventivo-curative.
  • Intervento di Chirurgia Ortopedica con tecniche percutanee-microinvasive a cui comunque far seguire l’utilizzo di una calzatura comoda con plantare a calco.

Presso l’Ortopedia Sanisfera puoi trovare tutte le figure professionali ed i rimedi utili alla prevenzione, diagnosi e cura delle dita a martello.